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Le ultime dichiarazioni di Mario Draghi

La preoccupazione è stata lo stato d’animo che è emerso più nettamente dalle ultime dichiarazioni di Mario Draghi, numero uno della Banca Centrale Europea: il discorso del titolare dell’Eurotower di Francoforte di fronte alla Commissione Affari Economici e Monetari del Parlamento Europeo è stato esplicito come non mai, anche perché in questa occasione Draghi vestiva i panni dell’autorità europea volta a monitorare i rischi sistemici.

Le critiche sono state numerose, in particolare quelle evidenti nei confronti delle agenzie di rating e dell’Eba, la European Banking Authority.

Se non altro, l’ex presidente della Banca d’Italia è stato molto realista, smontando il cauto ottimismo del suo predecessore Jean-Claude Trichet; quest’ultimo, infatti, aveva parlato a ottobre di rischi sistemici, ma Draghi ha riconosciuto che la situazione attuale è più che peggiorata, con una forte incertezza per quel che concerne i debiti sovrani e una crescita stagnante che si riflette in modo negativo sull’economia.

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La domanda di un eurodeputato ha poi anticipato quanto avvenuto nella realtà: il quesito riguardava infatti il possibile declassamento del rating del cosiddetto Fondo Salva Stati, evento che si è poi puntualmente verificato grazie alla consueta solerzia di Standard & Poor’s. A Draghi è stato chiesto cosa sarebbe successo in questo caso e il possibile rimedio potrebbe essere ora quello di chiedere nuovi contributi all’èlite della tripla A, un gruppo di nazioni sempre più ristretto e composto da Germania, Olanda, Finlandia e Lussemburgo.

Il meccanismo in questione, il famoso Efsf, non verrà però ritoccato e i suoi finanziamenti rimarranno intatti. Se proprio si vuole avere il bicchiere mezzo pieno, allora bisogna mettere da parte i toni allarmistici e cercare di scovare qualche spunto positivo. L’ultimo pizzico di ottimismo deriva proprio dalla consapevolezza di una figura così importante a livello comunitario dei rischi che si corrono in questo momento: questo vuol dire che Draghi non attenderà altri giorni e sarà obbligato a intervenire, tanto che è prevista per il prossimo mese di febbraio un’asta della Bce per mettere in vendita titoli a tre anni e sostenere le banche.

Il mese di marzo, poi, viene considerato il periodo più idoneo per un nuovo abbassamento dei tassi di interesse, dopo i due già attuati da Draghi in appena tre mesi di mandato. Forse la sfiducia nella politica può suggerire di non affidarsi a nessuno, ma c’è bisogno di azioni immediate, magari l’esempio della Banca Centrale Europea ispirerà altre istituzioni.

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