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Riaffiorano in rete bufale e falsi miti verso l’azienda casearia dei Fratelli Pinna

La vicenda parte nel giugno 2016, quando una partita di forme di pecorino della società casearia di Thiesi (Sassari) Fratelli Pinna, fu sequestrata a scopo cautelativo dalla Asl toscana.Da quello che si legge dal alcuni siti come per esempio www.tg24-ore.com, il gruppo di industriali caseari Fratelli Pinna avrebbe messo in ginocchio l’economia lattiero casearia sarda e gli allevatori, comprando latte dalla Romania e dalla Bulgaria, spacciandolo poi per formaggio prodotto con latte sardo.

Alla notizia segui una dichiarazione rilasciata da Romano Satolli dell’Unione Consumatori Sardegna nella quale dichiarò che il caseificio dei F.lli Pinna venderono alla Romania formaggi DOP sardi ottenuti da latte rumeno e bulgaro con nomi italiani invece che Rumeni. Una notizia subito smentita in quanto, in primis l’impossibilità per definizione di vendere in Sardegna dei prodotti Dop (Denominazione di origine protetta) con latte acquistato altrove, e per secondo la vendita legale di prodotti con nomi italiani verso nazioni estere.

La verità in risposta alle bufale

L’azienda casearia dei Fratelli Pinna al centro di una bufera scatenata dopo il sequestro avvenuto in Toscana di diverse forme di formaggio prodotte nel suo stabilimento di Timisoara in Romania.

Il sequestro fu eseguito a scopo cautelativo per il sospetto che gli alimenti avrebbero potuto costituire un pericolo per la salute pubblica per la incompletezza delle informazioni relative al prodotto, alla etichettatura e al marchio di identificazione nonché i dati dello stabilimento speditore e di destinazione.

Ma la verità venne presto a galla; il pecorino sequestrato dalla Asl in Toscana non era taroccato, ma prodotto in Romania dall’industria casearia dei fratelli Pinna che ha sede a Thiesi, ma è anche proprietaria di stabilimento Timisoara. Lo spiega la stessa ditta sarda che parla di sequestro temporaneo e a scopo cautelativo. Il formaggio bloccato (4mila forme) era destinato al mercato internazionale dei grattugiati, ma assolutamente tutto in regola in merito a condizioni igieniche, di conservazione, di etichettatura e di tracciabilità. Per questo è immediatamente scattato il dissequestro, visto il pieno rispetto delle regole vigenti e l’assoluta trasparenza dell’operato dell’azienda casearia dei Fratelli Pinna.

Purtroppo, anche se le forme vennero dissequestrate a breve, il fatto che venissero prodotte al di fuori della Sardegna fece sì che venissero diffuse voci non corrispondenti alla realtà.

Un danno d’immagine che uno dei titolari dell’azienda, Paolo Pinna, ha pubblicato sul sito di www.open.online il verbale di dissequestro. Vedi l’originale a questo link: https://www.open.online/fact-checking/2019/02/22/news/disinformazione_sul_latte_rumeno_dei_fratelli_pinna-155028/

Nel post appena indicato si parla anche del falso mito che il latte rumeno sia migliore di quello sardo e del crollo del prezzo del latte ovino dipendentemente dai Fratelli Pinna.

Una serie di accuse come quelle pubblicate su Facebook riguardanti all’accusa del latte rumeno importato illegalmente in Sardegna che in verità non fanno direttamente riferimento alla Pinna Spa, ma fungono da corollario, trattando ad esempio di presunti camion carichi di latte rumeno, addirittura scortato dai Carabinieri. Ne è una prova anche la foto che viene fatta circolare in rete nella quale non si evince in alcun modo il contenuto dei mezzi, né la loro provenienza. Si tratta solo di congetture, nelle quali per altro si può notare anche un accenno di complottismo: le forze dell’ordine si troverebbero infatti a scortare dei prodotti illegali.

È possibile approfondire l’argomento sul post “Rivolta dei pastori sardi: il latte rumeno, i Fratelli Pinna e tutte le falsità sul crollo dei prezzi” al link precedentemente indicato https://www.open.online/fact-checking/2019/02/22/news/disinformazione_sul_latte_rumeno_dei_fratelli_pinna-155028/

Fonte notizia www.open.online
Fonte immagine www.agi.it

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