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Quale sarà il destino dell’Imu?

Quale sarà il destino dell’Imu?

Sull’Imu si è giocata gran parte dell’ultima campagna elettorale, e proprio la tassa sulla casa potrebbe segnare il destino del neonato governo Letta.

Il premier, nel suo discorso alla Camera per ottenere la fiducia, ha presentato un lungo elenco di riforme per rimettere in moto un Paese in fase di stallo. Gli occhi di tutti (alleati, opposizione e cittadini) erano puntati sull’imposta municipale unica introdotta dal governo Monti.

Quale sarà il destino dell’Imu? Si arriverà a una improbabile abolizione oppure a una semplice sospensione momentanea? Quesiti interessanti, che si intrecciano a quelli che riguardano la fonte dei fondi necessari ad attuare le ambiziose riforme annunciate.

Per quanto riguarda l’Imu, i problemi principali che Enrico Letta e il suo esecutivo dovranno affrontare sono due:
1) dove prendere i soldi necessari a finanziare la sospensione o la cancellazione della tassa;
2) come gestire nel breve tempo un cambiamento così repentino.

Partiamo proprio dalla seconda questione, la più urgente visto che, a quanto pare, il governo non è intenzionato ad eliminare del tutto l’Imu, o almeno non nel breve periodo. Più probabile che salti la rata Imu di giugno 2013 e che se ne riparli poi più avanti nel tempo prima dell’eventuale rata a conguaglio di dicembre 2013. L’esperienza dello scorso anno ha insegnato che, anche quando tutto sembra programmato bene, il caos è sempre dietro l’angolo, con i Caf in prima linea ad affrontare i contribuenti confusi dalle aliquote e da un calcolo non sempre agevole. La prima rata del 2013 è prevista per il 17 giugno, ovvero tra un mese e mezzo: basta per permettere a centri di assistenza e Comuni di affrontare al meglio la novità?

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Il primo punto, da un’ottica economica complessiva, è il nodo fondamentale per il destino della tassa sulla casa. Che si tratti di una sospensione temporanea in attesa di tempi migliori o di una cancellazione definitiva dell’Imu, la decisione del governo Letta prevede il reperimento di fondi che, al momento, non hanno origine ben chiara. Nell’elenco programmatico dettato alle Camere per la fiducia, infatti, il premier non ha fatto alcun cenno agli oltre 20 miliardi di euro necessari per finanziare le sue riforme: non solo Imu ma anche congelamento dell’aumento Iva previsto per luglio, cassa integrazione e reddito minimo per le famiglie in difficoltà. Il gettito Imu sulla prima casa, da solo, vale una cifra intorno ai 4 miliardi di mancato incasso, 2 miliardi per la rata di giugno. Cifre che l’anno scorso si traducevano in salasso per i contribuenti e che, date le premesse, potrebbero mettere fuori equilibrio le casse dello Stato.

Il governo si è ripromesso di rivedere la tassazione fiscale sulla prima casa attraverso una riforma complessiva del sistema di imposte, ed è cosa buona e giusta considerati i risultati disastrosi ottenuti dall’aumento delle tasse sul potere d’acquisto delle famiglie italiane. Il rischio, però, è che i soldi necessari vengano trovati per vie traverse: non quindi attraverso i tagli agli sprechi (si è parlato anche delle missioni militari) ma attraverso nuove tasse, magari indirette. Il timore è fondato, a maggior ragione ora che il conto alla rovescia è iniziato e che il Pdl spinge per abolizione e restituzione, pena la mancata fiducia. Le promesse hanno sempre un costo, quello più immediato sembra essere il caos Imu, mentre per quello a lungo termine bisognerà aspettare le decisioni definitive.

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