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Mercato del lavoro in Italia sempre più in crisi

Mercato del lavoro in Italia Le notizie che riguardano il mercato del lavoro in Italia sempre più mostrano un quadro tendente al nero, e non fanno eccezione i dati rilasciati dall’Istat sulle percentuali di disoccupazione durante lo scorso anno. Quel che preoccupa di più non è solo la conferma che il tasso di disoccupazione continua a crescere, con i giovani al centro della tempesta, ma anche la schiera sempre più ampia dei cosiddetti disoccupati scoraggiati, lavoratori inoccupati che dovrebbero ricollocarsi ma hanno ormai smesso di cercare convinti che, tanto, il lavoro non si trova.

Un fenomeno del genere in aumento è un segnale da non sottovalutare, sia perché ci dice molto sulla capacità ricettiva del mercato interno del lavoro, che ha raggiunto livelli ormai asfittici, sia perché funge da cartina tornasole per gli umori dei lavoratori italiani. Se l’insoddisfazione è il peccato originale di chi il lavoro ce l’ha ma non si sente realizzato (per motivi di contratto o di rapporto con i colleghi), lo scoramento è l’atteggiamento più comune per chi il lavoro l’ha perso o non l’ha mai trovato. Un esercito di lavoratori senza speranza di cui la politica dovrebbe tenere gran conto, ma che invece finiscono spesso nel dimenticatoio, tra ammortizzatori sociali che non funzionano e servizi di collocamento impotenti.

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La cifra totale parla di 1.6 milioni di italiani che non cercano lavoro perché ritengono di non riuscire a trovarlo, e questo riferito solo al 2012. La cosa più sorprendente è che la fetta più ampia di questi disillusi non si trova tra i giovani (che anzi sono in calo) ma tra gli italiani nella fascia d’età tra 35 e 64 anni: 1.15 milioni di lavoratori scoraggiati, in aumento di oltre il 10% rispetto al 2011. Insomma, sono i lavoratori più maturi quelli che patiscono la mancanza di orizzonti, schiacciati tra l’età che avanza e l’assenza di prospettive professionali. Anche perché dopo decenni di lavoro rimettersi a inviare curriculum in vana attesa di risposta non è certo cosa facile da accettare. L’acuirsi della crisi si trasforma quindi non solo in crescita della disoccupazione, ma anche della disperazione.

La recessione allarga l’area del disagio lavorativo, unendo ai 3 milioni di disoccupati i quasi 2 milioni di inoccupati i quali, pur non avendo lavoro, hanno ormai perso la speranza. I dati, neanche a dirlo, sono più accentuati nel Mezzogiorno (1 milione e 90 mila scoraggiati), ma c’è anche una sostanziale differenza di sesso, visto che 1.1 milioni di senza speranza sono donne. Italia ancora una volta pecora nera d’Europa? Sì e no, nel senso che l’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) ha di recente certificato come il fenomeno sia in crescita in tutta l’Unione europea, un +29% solo tra il 2008 e il 2011. Nell’area euro ormai il totale dei disoccupati ha superato la soglia dei 26 milioni, e l’Organizzazione sottolinea come non si tratti solo di un problema di mercato, ma di un rischio anche per la solidità sociale di nazioni sempre più spaccate tra chi ha tanto e chi poco o nulla.

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