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Il decreto del fare

decreto-del-fareIl ‘decreto del fare‘ annunciato dal governo Letta sta prendendo forma. Si tratta di un documento che contiene in realtà misure molto diverse tra loro, tutte unite però da un unico intento: rilanciare il sistema Italia. Si tratta, come prevedibile, di una delle sfide più ardue per il nuovo esecutivo, il passaggio dal piano parole e delle promesse a quello degli interventi concreti in un periodo in cui il Paese è alle prese con dati allarmanti che riguardano disoccupazione giovanile e fallimenti delle imprese. Le misure previste per il rilancio dell’Italia sono tutte da realizzare in tempi brevi ma in concerto con le richieste dell’Unione Europea in merito a bilancio e deficit. Cerchiamo di capire cosa prevede il decreto del fare e come impatteranno le scelte sull’economia.

l decreto del fare recante misure urgenti in materia di crescita, già soprannominato ‘decreto shock‘ da alcuni giornali, si presenta come un provvedimento d’urgenza che, proprio per la sua natura, andrà a toccare tutti i grandi temi dibattuti negli ultimi mesi, dal lavoro (disoccupazione giovanile in primis) alla pressione fiscale, passando per le questioni aperte di Imu e aumento Iva, le semplificazioni e i pagamenti dei debiti della pubblica amministrazione. Troppa carne al fuoco per un solo intervento? I più critici pensano che alla fine cambierà ben poco, e iniziano a chiedersi dove verranno reperiti i fondi per finanziare questi interventi. Analizziamo punto per punto cosa prevede il decreto del fare.

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Fisco ed Equitalia
In periodo di recessione economica, è necessario rivedere il rapporto tra Fisco e contribuenti, per salvaguardare le fasce di popolazione più deboli ed evitare così un processo di ‘avvitamento’ che riduce le possibilità di spesa delle famiglie e acuisce la crisi dell’intero sistema. Per questo il governo Letta ha pensato di rivedere alcune norme che regolano il funzionamento della riscossione dei tributi e, quindi, il rapporto tra italiani ed Equitalia. Vediamo quali sono gli interventi:
Casa non pignorabile: salvaguardare i più deboli significa in primo luogo decretare l’impignorabilità della prima casa, che rende così impossibile per le agenzie di riscossione rivalersi sull’abitazione in caso di contribuenti morosi. La norma vale solo per debiti tributari inferiori a 120 mila euro ed esclude le sole case di lusso, che quindi potranno essere pignorate per escludere l’evasione dei grandi redditi. Evitare che le abitazioni vengano pignorate e messe all’asta dovrebbe anche ottenere effetti positivi sul mercato del mattone, colpito duramente dalla crisi.
Più rate per saldare debito: la morsa del Fisco si allenta anche in un altro senso, concedendo più tempo ai cittadini per rientrare dai debiti nei confronti dello Stato. A favore dei contribuenti in difficoltà economica o con momentanea carenza di liquidità arriva la norma che stabilisce l’aumento della possibilità della rateizzazione dei debiti tributari dalle attuali 72 rate fino a 120 rate. I tassi di interesse molto bassi dovrebbero inoltre evitare un ulteriore aggravio sull’onere totale da restituire, mossa molto utile soprattutto per imprese e professionisti.
Tolleranza sulle rate saltate: fino ad oggi il Fisco è stato inflessibile sul versamento delle rate per rientrare dal debito, con massimo di 2 versamenti saltati per non far decadere la rateizzazione. Il decreto del fare stabilisce l’aumento a 8 rate non versate, anche non consecutive, prima che decada il beneficio della rateizzazione. Quindi chi (cittadino o impresa) non riuscirà a pagare da una fino a sette rate del proprio debito con l’Erario non perderà comunque il beneficio alla rateizzazione, evitando così un colpo durissimo alle casse di imprese e famiglie.
Taglio tassa sul lusso: il governo Monti aveva introdotto la cosiddetta tassa sul lusso che colpiva le imbarcazioni. Il governo Letta rivede la legge e taglia la tassa per chi possiede natanti, cancellando i primi due scaglioni e di fatto cancellando la tassa per le imbarcazioni fino a 14 metri di lunghezza. Per gli altri due scaglioni l’importo viene rivisto al ribasso: da 14,1 metri a 17 l’importo passa da 1.740 a 870 euro; per le imbarcazioni da 17,01 a 20 metri l’importo passa da 2.600 euro a 1.300 euro.
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