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Gli immobili più comuni in Italia hanno una bassa efficienza energetica

Gli appartamenti più comuni, gli stessi che con molta probabilità possediamo o abbiamo affittato, risalgono agli ottanta. Un immobile di trent’anni, in senso assoluto non si può definire datato. Ma il ragionamento non si può restringere solo alla salute delle fondamenta e degli scarichi. Dobbiamo valutare quanto ci costa in termini di energia. E, secondo i dati forniti da Aldena, ci costa parecchio.

L’agenzia specializzata in design e soluzioni architettoniche riferisce che gli immobili più comuni in Italia – anni ’80 – hanno una bassa efficienza energetica. Si stima che incida sul nostro consumo energetico totale tra i centocinquanta e i duecento cinquanta kWh/mq per anno.

Prendendo come esempio un appartamento di centoquaranta metri quadrati con un consumo energetico a metà strada tra i due valori descritti (centottanta kWh/mq), questo significa un consumo totale di energia pari a 25.200 kWh all’anno: un valore elevatissimo

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La spesa
La spesa di questo tipo di immobile è di 1285 euro se riscaldata con stufa a pellet, 1915 euro se riscaldata a metano, 3250 € se riscaldata a gasolio, ed addirittura 4230 euro se riscaldata a GPL con serbatoio privato. Con l’incremento irreversibile del costo dei combustibili fossili si può immaginare come questa spesa sia destinata ad aumentare sempre di più.

Unefficace isolamento termico è in grado di migliorare sensibilmente l’efficienza del sistema, portando il fabbisogno energetico fino a 30 kWh/mq o anche di meno (CasaClima classe A), che corrisponde ad una spesa per il riscaldamento di circa 6 volte inferiore, ovvero un risparmio superiore all’80%. Per i combustibili sopracitati significa spendere 215 € per il pellet, 320 € per il metano, 540 € per il gasolio e 700 € per il GPL. Il risparmio varia quindi tra i 1070 e i 3530 € all’anno.

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