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Un passo avanti per la fusione tra Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca

Dopo mesi di trattative e indiscrezioni, è giunto il giorno della svolta per la fusione tra la Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Le due banche venete potrebbero approvare un primo schema del progetto di fusione, con un affinamento delle stime sul fabbisogno di capitale che si potrebbe generare dalla svalutazione e scorporo dei crediti deteriorati.

Fabrizio Viola, l’amministratore delegato di Banca Popolare di Vicenza, ha presentato in BCE un piano che, se validato, consentirà di convocare l’assemblea straordinaria entro la prossima primavera (aprile o maggio) per l’approvazione del progetto di fusione.

Tutte e due le ex Popolari hanno infatti convocato i rispettivi Consigli di amministrazione per esaminare il piano industriale elaborato dall’ad di BpVi, Fabrizio Viola, che è anche motore primo della stessa operazione nel Cda di Veneto Banca.

IL PIANO

Viola ha presentato alcuni giorni fa ai due Cda un primo schema del piano di fusione, comprese le stime sul fabbisogno di capitale generato da svalutazioni e scorporo dei crediti deteriorati. L’obiettivo è quello di creare una banca del Nordest che risulti interessante per potenziali nuovi investitori, in quanto i due istituti hanno ora bisogno di ulteriori risorse dopo quelle già iniettate dal fondo Atlante.

La strada intrapresa per la fusione delle due banche non è una partita facile, lo stesso Visco all’Assiom Forex ha prefigurato anche altri scenari che passano per Roma sottolineando il gran lavoro che Viola e i suoi stanno facendo per sfornare un piano per l’ulteriore ricapitalizzazione e il rilancio delle due banche, che sarà presentato a breve alle autorità di vigilanza.

Il piano della fusione sarà oggetto di analisi la fattibilità di un’operazione di aggregazione, volta a conseguire risparmi di costo e sinergie in grado di assicurare il ritorno alla redditività.

Sul piano che presenterà Viola dovranno essere anche presenti le cifre sugli esuberi previsti dall’ipotesi di fusione (in previsione la chiusura di alcune filiali e la semplificazione degli attuali due “quartieri generali”), le entrate previste da dismissioni ad esempio di immobili (compresi quelli che figurassero non più strategici con il nuovo piano) o di rami delle due banche (si è vociferato di Imi e di Arca).
A tutto questo si aggiunge un passo preliminare, cioè l’accordo con i vecchi soci sul ristoro del danno subito dal crollo delle azioni, in modo da eliminale dal tavolo il rischio di cause future.

I CONSUMATORI

L’obiettivo primario delle due banche è quello di ottenere il SI all’accordo da parte di azionisti nel mettere assieme almeno l’80% del capitale interessato.

Sul fronte delle associazioni di consumatori sono emerse negli ultimi giorni molte sospensioni del giudizio e alcune critiche, ma il “Comitato nazionale azionisti” guidato da Simone Bassotto, ha espresso la volontà di adesione al patto, dopo l’incontro coi responsabili di Banca Popolare di Vicenza.

Le parole di Bassotto sono ottimiste,

«Il nostro giudizio è positivo: è la prima volta nella storia d’Italia che gli azionisti vengono rimborsati. Abbiamo 721 iscritti e credo che almeno il 60% di loro dirà di sì alla proposta. Cosa ci convince? Ci sono proposte commerciali che permettono un buon recupero nel giro di 7-10 anni. Ad esempio il deposito vincolato decennale con interessi al 5%: non esiste un interesse simile in tutto il panorama bancario. Scegliere di fare causa significa affrontare spese legali senza la certezza poi di ottenere davvero i rimborsi.
Coi soldi meglio “pochi, maledetti e subito” che il rischio di trovarsi con un pugno di mosche in mano. Tanto più che con cause in massa la banca rischierebbe il fallimento».

D’altronde, l’intenzione di Banca Popolare di Vicenza è quella di venire incontro agli ex azionisti che in questi mesi non si sono mossi contro la banca.

Rimarremo aggiornati sull’evoluzione della vicenda.

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