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Tasse e Google Adsense, quando è necessario pagare

L’inquadramento fiscale dei ricavi di google adsense derivanti dall’attività di blogger o gestore di un sito web, sono spesso oggetto di fraintendimenti. Il settore, per la giurisprudenza italiana, è ancora nuovo. A fronte di questo, quindi, ci si deve muovere con buon senso. Chi fa il blogger a tempo perso, o gestore di un sito a tempo perso, non ha partita IVA. Questo, già di per sé, elimina diversi problemi d’interpretazione della normativa fiscale attuale, che recita:

Sono redditi di lavoro autonomo quelli che derivano dall’esercizio di arti e professioni. Per esercizio di arti e professioni si intende l’esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva, di attività di lavoro autonomo”.

Come detto, quella in oggetto, è un’attività svolta in modo saltuario e non continuativo. I redditi, quindi, che cadono sotto questa definizione, sono chiamati redditi diversi.

Il Tuir ammette tra i redditi diversi quelli “… derivanti da attività di lavoro autonomo non esercitate abitualmente o dall’assunzione di obblighi di fare, non fare o permettere.”.

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Un distinguo molto chiaro, a cui precede un’altra precisazione: il successivo art. 54 Tuir dispone che “Il reddito derivante dall’esercizio di arti e professioni è costituito dalla differenza tra l’ammontare dei compensi in denaro o in natura percepiti nel periodo di imposta […] e quello delle spese sostenute nel periodo stesso nell’esercizio dell’arte o della professione.”

Cosa significa tutto questo? Che se abbiamo dei ricavi derivanti da questa attività, siano essi i proventi di Google Adsense o le donazioni, questi sono inquadrati nelle fonti di reddito diversi a fronte dei principi appena descritti. Siamo quindi tenuti a dichiararli solo se eccedono i 5000 euro. Ma attenzione: questo importo dev’essere AL NETTO DELLE SPESE direttamente sostenute per la gestione: dominio, collaboratori, manutenzione, abbonamenti internet, ecc.

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